Il torchiato è un patrimonio culturale ed ambientale profondamente legato al territorio del Cansiglio: un ambiente naturale che contribuisce in modo determinante a creare le diversità e unicità di questo vino. Secondo una vecchia leggenda attorno al 1600 nella frazione Ciser, un intraprendente agricoltore trovò il modo di far maturare l'uva, che per le condizioni atmosferiche avverse non era riuscita a maturare nella vigna, appendendola alle travi del granaio. L'uva, durante l'inverno, appassendo divenne dolce e il nostro agricoltore fu costretto a spremerla con il torchio nella successiva primavera, ottenendo così il mosto che si mise a fermentare in piccole botticelle. Il torchiato si ottiene dalle uve bianche di glera, verdiso e boschera.

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Quest'ultima è l'uva che più caratterizza questo passito, conferendogli grandi profumi una buona acidità i grappoli migliori, selezionati manualmente uno alla volta, vengono posti su graticci per circa sei mesi, soltanto il clima ventilato che caratterizza la zona ai piedi del bosco del Cansiglio. Quindi le uve vengono torchiate con forza più volte per estrarre anche l'ultima goccia rimasta nell'acino, dove si racchiudono gli aromi e i sentori più preziosi. Il mosto così ottenuto viene posto in barrique usate e scolme prima per la fermentazione e successivamente per il lungo affinamento. È un vino raro, la meditazione, da servire con pasticceria secca a base di mandorle, ma può accompagnare anche alimenti più complessi come formaggi erborinati e stagionati.

E' un vino che esprime al meglio un territorio tutto da vivere.

Se desiderate avere maggiori informazioni o volete contattare direttamente la cooperativa vi invitiamo a visitare il sito torchiato.com.

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